Dal 21 al 24 febbraio 2019 in Vaticano c’è stato un incontro voluto da papa Francesco (Bergoglio) in merito alla “protezione dei minori nella Chiesa”. Hanno partecipato i responsabili di molti ordini religiosi e i presidenti delle conferenze episcopali da tutto il mondo. Il tema dell’incontro era l’abuso sui minori da parte dei preti. Vi devo dire anche che in questo video non ho intenzione di parlare del tema del celibato dei preti: i rappresentanti di altre religioni possono sposarsi e possono vivere in maniera più vicina alla natura rispetto ai preti cattolici, ma questo è un tema di cui si deve occupare qualcuno che fa parte dell’associazione, e quindi non mi compete. Da italiano, però, posso parlare del rispetto della legge dello Stato Italiano, perché come me anche la maggior parte dei preti che vivono in Italia sono italiani, e quindi devono rispondere alla giustizia italiana. O meglio, dovrebbero! Perché ci sono delle grosse zone d’ombra che stanno tra il diritto e l’impossibilità di applicarlo, e ora vorrei parlarne. Come sappiamo, nel 1929 sono stati firmati i Patti Lateranensi, che riguardano in primo luogo la cessione da parte del Regno d’Italia alla Chiesa dei territori della Città del Vaticano più le varie dependance, e in secondo luogo il Concordato. La Chiesa nel Novecento ha collezionato concordati con quasi tutti i regimi totalitari di destra, quindi Mussolini non poteva fare eccezione. Questo concordato è stato poi inserito nella Costituzione della Repubblica Italiana, grazie soprattutto a Togliatti e ai voti dei parlamentari del Partito Comunista, e dentro ci sono numerose questioni che rendono problematico il pensare che l’Italia sia uno Stato laico. Oggi mi limito a citare l’articolo 4 comma 4 del Concordato, che dice questo: “Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare a magistrati o ad altra autorità informazioni su persone o materie di cui siano venuti a conoscenza per ragione del loro ministero”. Non è possibile chiedere ad un prete o ad un vescovo di rendere conto di ciò che ha saputo nel corso di una confessione. Questo è un punto molto serio, davvero tanto grave, un vuoto dentro cui può nascondersi di tutto, e infatti più volte l’Italia è stata ripresa da parte di enti di diritto nazionali e internazionali, perché capiamo bene quanto sia facile per un membro della Chiesa nascondere i soprusi uscendosene con la coscienza abbastanza pulita perché “i peccati sono stati rimessi”. C’è quindi una vasta area del diritto italiano su cui l’Italia non ha sovranità. A me piacerebbe che quando si parla di sovranismo si intendessero queste cose qui, e non quelle battaglie sciocche contro Malta che non si è presa un po’ di immigrati. Dopodiché la Chiesa a volte indaga. Perché ogni tanto alcuni di questi abusi, tra confessioni e voci di corridoio, saltano fuori. In queste occasioni i vescovi si preoccupano un po’, e qualche volta parte un’indagine ecclesiastica. Ma quando noi parliamo di abusi sui minori, secondo la legge italiana la parte lesa è il minore. Per la giustizia ecclesiastica è diverso, perché la parte lesa in quel caso è Dio. Il sesto comandamento dice “Non commettere atti impuri”. Se un prete ha commesso un atto impuro, la parte lesa è Dio, e l’atto impuro è un peccato. Brutta parola, “peccato”. Brutta perché un po’ troppo comoda, una bella parolina che può nascondere al suo interno una parola molto più seria: “reato”. Il peccato toglie la responsabilità, perché in determinate condizioni può venire perdonato. Il “perdono” è un concetto prettamente cristiano, e secondo me è un po’ una sciocchezza. Mi spiego meglio. Se tu mi hai fatto un torto e io sono tuo amico, posso tranquillamente passarci sopra, posso chiarirmi con te, posso imparare, entrambi possiamo imparare da ciò che è successo! E questo non c’entra con il sinodo. Ma il problema è che questi verdetti sono riservati, sono protetti dal Segreto Pontificio. Questi nomi rimangono in mano a pochi, ai tribunali ecclesiastici (tribunale ecclesiastico), ai vescovi, e per un genitore non c’è modo di sapere se il prete che è appena stato trasferito nel proprio paese è stato trasferito a causa di uno scandalo di pedofilia, proprio perché è tutto secretato. È un lavoro che la Chiesa sta svolgendo da tempo, ma un grosso limite deriva dal fatto che dopo il Concilio Vaticano II la responsabilità su queste questioni non compete direttamente alla Chiesa centrale, ma ai vescovi locali. È un lavoro complesso, e ci sono stati degli scandali enormi, difficili da gestire e che forse sono stati tra le prime cause delle dimissioni di Ratzinger (Benedetto XVI).