SENTENZA STORICA DELLA CASSAZIONE: STOP AI TENTATIVI DI INQUINAMENTO DELLE PROVE DA PARTE DEI MINISTRI DI CULTO DUE I CASI IN PROVINCIA DI SAVONA – DIOCESI DI ALBENGA E DI SAVONA-NOLI – CHE POTREBBERO ESSERE TOCCATI DALLA SENTENZA Maggio è il mese delle vittorie per la Procura della Repubblica di Savona. Un Ufficio che, a parere della rete nazionale a tutela dei bambini Rete L’ABUSO, sta combattendo da anni e senza timori non solo contro gli abusi sessuali a danno di minorenni, ma anche al fine di colmare un enorme vuoto legislativo di cui, in Europa, solo l’Italia è rimasta fanalino di coda anche in confronto a quei Paesi che noi definiamo del terzo mondo. La causa è da ricercarsi in una politica colma di connivenze le quali hanno spesso come obbiettivo la tutela del clero, ma che si riflettono naturalmente in tutto ciò che è materia di abusi sessuali sui minori anche da parte di laici. Lo scorso 8 maggio il Giudice Fiorenza Giorgi del tribunale di Savona ha emesso un provvedimento storico in Italia: per la prima volta ha perseguito le responsabilità di omissione da parte di Un Vescovo, Dante Lafranconi, ora a Cremona, nei delitti sessuali compiuti dal pedocriminale Nello Giraudo di cui per gli artt. 110, 40, II comma, 609 bis, 609 ter, 609 quater C.P., il Vescovo avrebbe omesso le sue responsabilità e il dovere/potere di fermare. Oggi una nuova sentenza storica della Cassazione, ottenuta ancora una volta grazie alla Procura della Repubblica di Savona la quale è riuscita a perseguire chi cerca di inquinare le prove o fare in modo che le vittime ritrattino. In sostanza fino a oggi i tribunali, qualora ci fosse stata omissione di denuncia da parte della vittima o dei familiari nel denunciare un abuso, non tenevano conto di eventuali tentativi (inquinamento delle prove) da parte di terzi nell’influenzare vittime e familiari a non denunciare. Oggi, a seguito di questo pronunciamento, la situazione sarà ben differente: si dice infatti che “Per condotta di favoreggiamento personale deve intendersi non solo quella diretta a deviare le indagini già in atto, ma anche quella diretta ad evitare che l’autorità proceda ad accertamenti in ordine al reato e alla scoperta dell’autore di esso”. Si apre a questo punto un’altra “gatta da pelare” non solo per la Diocesi di Albenga, alla quale fa riferimento il caso esaminato dalla Cassazione, F.L. , parroco di (omissis), ma anche per la Diocesi di Savona-Noli che, attraverso i suoi rappresentanti e non, sta avvicinando le vittime savonesi chiedendo senza troppi mezzi termini di “ritrattare” le deposizioni. Come portavoce nazionale di Rete L’ABUSO, a nome delle vittime, voglio esprimere la mia massima stima al Procuratore Capo Francantonio Granero non solo per il risultato ottenuto, ma soprattutto per il senso civico e per l’interessamento e il notevole contributo che dimostra in questa battaglia di civiltà, dove troppo spesso vediamo ritrarsi istituzioni, servizi sociali e amministratori locali, nonché le famiglie, che oramai troppo frequentemente omettono per prime le denunce per paura di ripercussioni. Francesco Zanardi Portavoce Rete L’ABUSO