Savona e i preti pedofili: l’inchiesta sulla diocesi “omertosa” Savona. E’ impietoso il ritratto della diocesi savonese che esce dall’inchiesta del quotidiano “La Repubblica” (così come dalle due puntate de “Le Iene” dedicate al tema) sui casi di pedofilia che sarebbero stati coperti dalla chiesa all’ombra della Torretta. Tutto nasce dalle accuse di Francesco Zanardi, oggi 43enne, anch’egli vittima delle “attenzioni” deviate di don Nello Giraudo, accuse che trovano poi supporto in quelle di don Carlo Rebagliati, ex economo della diocesi, mancato qualche tempo fa, ridotto allo stato laicale dopo aver avuto il coraggio di “parlare”, anche e soprattutto situazioni poco chiare riguardanti la gestione finanziaria della diocesi (sulle quali c’è un altro filone d’inchiesta ancora aperto). “Vogliono farmi fuori” sono le parole di don Rebagliati, sulla cui omosessualità e sieropositività, da quanto si legge nell’inchiesta di Repubblica, la Curia ha chiuso un occhio, ma solo fino a quando non è diventato un testimone scomodo. “Don Rebagliati ha avuto trattamento esemplare — racconta Zanardi nel video di Repubblica tv — Denunciato dopo aver denunciato gli abusi dei sacerdoti savonesi è stato indagato lui stesso e prosciolto dall’accusa di istigazione alla prostituzione. Denuncia che lo ha screditato: don Carlo aveva 65 anni ee era malato, togliendogli la parrocchia e riducendolo allo stato laicale, cosa gli rimaneva? Solo lo stipendio dato dall’istituto di sostentamento al clero, un’ottima arma di ricatto”. In ballo ci sono 32 anni di una vicenda sconvolgente per una città di provincia come Savona, vicenda che vede alcuni sacerdoti pedofili approfittare del loro ruolo all’interno di gruppi scout, ma anche di case di accoglienza e centri in cui i minori avrebbero dovuto essere ancor più tutelati, per abusare ripetutamente dei bambini. “Emergono le coperture date a don Barbacini, insegnante al liceo classico Chiabrera, già condannato una decina di anni fa per episodi analoghi, ma arrivano anche nuove testimonianze — si legge nell’inchiesta di Repubblica — E alla fine anche don Nello Giraudo, nel frattempo ridotto allo stato laicale ma accolto in un convento in qualità di cuoco e factotum, verrà condannato. Lui che abusò di Zanardi quando era poco più che bambino, patteggia un anno per l’unico episodio che la Procura riesce a salvare dalla prescrizione. Tre vescovi finiscono nel mirino, i monsignori Sanguineti, Lafranconi e Calcagno che si sono succeduti a cavallo tra la fine degli anni 90 e il decennio successivo”. Quel don Calcagno che, con una lettera del settembre 2003 all’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede cardinal Joseph Ratzinger, lo informava del caso di don Giraudo, chiedendo di spostarlo altrove evitando “per quanto possibile, che abbia comunque responsabilità che lo mettano a contatto di bambini o adolescenti”. Don Giraudo sarà affidato alle cure “di un religioso psicologo” e la diocesi si salva così dallo scandalo. Oggi, Zanardi chiede che don Calcagno non partecipi al Conclave e chi ha coperto i preti pedofili paghi.